Chiesa San Francesco

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Nella Chiesa di San Francesco, ultimata nel 1659, decori e arredi si sono sovrapposti nel corso dei secoli, e ora sono lì, a raccontarne la storia: gli stucchi dei fratelli Beltramelli, che da Lugano si trasferirono a Savigliano nel 1679; il coro ligneo cinquecentesco, salvato dall’abbattimento del Convento della Rocchetta; la pala d’altare di Claudio Francesco Beaumont, pittore di corte dei Savoia; gli altari delle famiglie patrizie benesi.

 

A sinistra dell’altare maggiore si accede alla cappella Costa: davanti all’altare della famiglia, che porta la firma inconfondibile di Filippo Juvarra, una teca di cristallo custodisce un corpo di donna: è la contessa Paola Gambara Costa, già venerata dai benesi molto prima della beatificazione che la Chiesa concedette nel 1845.
La sua è una storia di fede e di inquietudine, di smarrimento e di ritrovata coerenza. È, anche, una storia di miracoli: si narra che durante un freddo inverno la contessa stesse distribuendo del pane ai poveri. All’improvviso sopraggiunse il Conte, che certo non avrebbe gradito quella beneficienza. Paola nascose il pane nel grembiule e mentì al marito, fingendo di avervi raccolto delle rose. Quando lui la invitò a mostrargliele lei aprì il grembiule, e con sua stessa sorpresa lo trovò pieno di fiori. Ludovico ne prese uno e se lo infilò sul cappello, ma poco dopo si accorse che la gente in città lo osservava ridendo. Capì perché mettendosi una mano in testa: la rosa era tornata pane.

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